BIOPSIA OSSEA TC GUIDATA
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La biopsia ossea percutanea con ago è un metodo sicuro e accurato per ottenere una diagnosi tissutale. In generale, si ottengono risultati superiori con lesioni nelle estremità o nel bacino rispetto a quelle nella colonna vertebrale. Le biopsie percutanee con ago hanno un tasso di complicanze molto basso (1,1%), mentre la biopsia aperta ha un tasso di complicanze fino al 16%. Una complicanza preoccupante della biopsia percutanea è il rischio di disseminazione di cellule maligne lungo il percorso dell’ago, in particolare se la lesione è un sarcoma, che richiederebbe la resezione del percorso dell’ago in blocco con il tumore durante la chirurgia ricostruttiva con risparmio dell’arto. Pertanto, la scelta del percorso dell’ago appropriato è fondamentale per le procedure di salvataggio dell’arto.
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Una valutazione diagnostica per immagini approfondita è essenziale prima di procedere a una biopsia ossea. È importante considerare attentamente l’estensione della lesione e l’eventuale presenza di lesioni “skip”, poiché questi fattori influenzano direttamente la possibilità di eseguire una resezione efficace e un intervento chirurgico conservativo dell’arto. Le informazioni ottenute dalle immagini devono sempre essere interpretate alla luce dei sintomi clinici del paziente e, quando indicato, supportate da esami funzionali come PET e scintigrafia ossea.
Nel caso in cui siano presenti più lesioni, si seleziona quella che consente di ottenere il miglior risultato diagnostico con il minor rischio di complicanze. Una biopsia su una sospetta metastasi comporta valutazioni diverse rispetto a quella di un tumore osseo primario. L’agoaspirato (FNA) può essere utile per distinguere una lesione benigna da una metastasi, ma la biopsia con ago sottile offre un’accuratezza maggiore nella definizione del tipo cellulare e del grado tumorale, aspetti fondamentali nella diagnosi dei tumori primitivi dell’osso.
Nei casi in cui si sospetti un tumore osseo primario, il percorso dell’ago deve essere pianificato con grande attenzione, tenendo conto della chirurgia successiva e della possibilità di conservare la funzionalità dell’arto. Al contrario, in caso di metastasi conclamate, si utilizza generalmente la via più diretta, poiché il rischio di disseminazione è considerato secondario. Tuttavia, in situazioni di incertezza, si adotta un approccio prudente, trattando la lesione come se fosse primaria.
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L’esperienza dell’Università del Michigan fornisce un esempio pratico della scelta degli strumenti in base alla tipologia di lesione. Per lesioni sclerotiche o con corticale ossea integra, si utilizza un sistema coassiale Bonopty da 14 gauge con punta eccentrica, che consente l’introduzione di vari strumenti bioptici. Per le masse di tessuto molle, sia adiacenti che intraossee, si impiega un ago da 16 gauge. Quando la lesione contiene porzioni cistiche o necrotiche, si può ricorrere a un ago da 11 gauge, in grado di prelevare campioni più voluminosi, anche se meno efficace nel penetrare una corticale ossea intatta.
Le biopsie ossee vengono solitamente eseguite in sedazione cosciente con anestesia locale, mentre nei bambini o nei pazienti non collaboranti può essere necessaria l’anestesia generale. Per lesioni particolarmente dolorose, come quelle della mano, del piede o di origine neurogena, può essere utile un blocco nervoso regionale.
Quando una lesione ossea distruttiva è associata a una massa di tessuto molle, è consigliabile campionare entrambe le componenti. È preferibile prelevare tessuto dalle aree che mostrano enhancement alla TC o RM con mezzo di contrasto, sia al centro che alla periferia della massa. In caso di calcificazioni, le aree meno mineralizzate tendono a mostrare maggiore atipia cellulare. Per lesioni di grandi dimensioni si possono eseguire più prelievi, anche da due o tre sedi diverse, al fine di aumentare la resa diagnostica.
Un prelievo è considerato adeguato se contiene una quantità sufficiente di tessuto anomalo per permettere al patologo di formulare una diagnosi completa. Con un ago da 11 gauge, spesso un singolo prelievo è sufficiente e può essere diviso tra esame istologico e batteriologico. Per lesioni più grandi, due o tre prelievi con aghi da 14 o 16 gauge risultano generalmente efficaci. In caso di uso di aghi più sottili, possono essere necessari cinque o più prelievi. Quando si aspira sangue dalla lesione, è importante inviare anche il coagulo per l’analisi patologica.
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Poiché alcune infezioni possono simulare un tumore maligno nelle immagini, è opportuno inviare sempre i campioni sia per l’analisi istologica che microbiologica. In presenza di lesioni emorragiche, si può ridurre il rischio di sanguinamento post-procedura embolizzando il tragitto dell’ago con materiali emostatici, come le spugne in collagene assorbibile.
La scelta del tragitto ideale deve garantire il passaggio più breve tra la cute e la lesione, evitando strutture vascolari, articolazioni e organi adiacenti. Nei tumori ossei primitivi, in cui si prevede un trattamento chirurgico conservativo, è essenziale evitare di contaminare compartimenti sani. Per questo, il tragitto dell’ago deve corrispondere al futuro accesso chirurgico, senza attraversare strutture vitali o compartimenti non coinvolti. Inoltre, nei pazienti con scheletro immaturo, è importante evitare le fisi, per non compromettere le opzioni ricostruttive.
La biopsia deve essere sempre considerata parte integrante della pianificazione terapeutica. Un approccio condiviso con il team di chirurgia oncologica è fondamentale per garantire una gestione efficace e sicura del paziente. Prima di procedere a una biopsia di sospetto tumore osseo primario, la definizione del percorso bioptico andrebbe sempre concordata con il chirurgo responsabile.

